Nel corso dell’ultimo consiglio comunale di Casoria, le parole pronunciate dal vicesindaco Gaetano Palumbo (M5S) continuano a far discutere e ad alimentare tensioni anche all’interno della stessa maggioranza. A finire nel mirino è l’espressione “sanificazione della maggioranza”, utilizzata in riferimento ai consiglieri assenti durante la seduta di approvazione del bilancio.
A prendere posizione, questa volta, non sono esponenti dell’opposizione, ma tre consiglieri comunali di maggioranza (D’Anna, Graziuso, Russo), che hanno espresso forte disappunto per il linguaggio utilizzato. In particolare ad accendere il dibattito sono stati il consigliere Francesco D’Anna con un video e Alessandro Graziuso con un post pubblico.
I consiglieri sottolineano come il termine “sanificazione”, riferito a persone e colleghi, sia “inaccettabile e irrispettoso”, aggiungendo che “il dibattito politico può essere anche duro, ma deve sempre restare entro i confini del rispetto reciproco e della dignità istituzionale”.
Il consigliere del Partito Democratico Alessandro Graziuso ha scritto su facebook: “Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale ho letto, nei verbali consegnati venerdì 20 marzo 2026, una frase che non può essere archiviata come una semplice leggerezza: il vicesindaco ha parlato di “sanificazione della maggioranza” riferendosi agli assenti. Io non ero presente, così come il collega di partito Francesco Russo. È stata una scelta politica del Partito Democratico locale, chiara, consapevole e pienamente legittima. Non ha bisogno di giustificazioni, né tantomeno di etichette.
Ma qui il punto è ben più grave. Non stiamo parlando di un consigliere qualsiasi. Stiamo parlando del vicesindaco, cioè di colui che dovrebbe rappresentare l’intera amministrazione e l’intera comunità. E proprio chi dovrebbe garantire equilibrio, rispetto e senso delle istituzioni si permette di usare un linguaggio di questo livello.
Parlare di “sanificazione” riferendosi a persone non è solo fuori luogo: è indice di una totale mancanza di rispetto e, ancora peggio, di una superficialità nell’uso delle parole che non è accettabile in chi ricopre un ruolo istituzionale. Perché le parole pesano. E chi governa dovrebbe conoscerle, capirle e usarle con responsabilità. Qui non siamo davanti a una semplice uscita infelice. Siamo davanti a un modo di intendere il confronto politico come qualcosa da “ripulire”, da correggere, da mettere a tacere. E questo è ancora più grave se a farlo è chi oggi ricopre il ruolo di vicesindaco anche grazie a quelle stesse componenti politiche che ora dimostra di non rispettare. Il ruolo di consigliere comunale è un ruolo serio. E la serietà non si misura con slogan o con tentativi di delegittimazione, ma con il rispetto delle istituzioni e di chi, legittimamente, fa scelte diverse. Non accetto lezioni da chi utilizza questo linguaggio. Non accetto narrazioni costruite ad arte. E non accetto che il livello del dibattito venga trascinato così in basso. Su questo punto non farò sconti. Continuerò a difendere il rispetto, il confronto e la dignità del ruolo che rappresento.
Perché la politica, quando perde il senso delle parole e il rispetto delle persone, smette semplicemente di essere politica”.