Sciopero generale della cultura 12 giugno 2026
Anche a Napoli previste iniziative a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici del settore
Napoli in sciopero per la cultura: questa mattina alcuni striscioni e cartelli in giro per la città annunciano lo sciopero generale del settore culturale, che si terrà Venerdì 12 giugno in tutta Italia, il primo in questa forma e il primo nazionale per musei e biblioteche dopo 50 anni.
A Napoli si terrà un presidio a piazza San Domenico, alle h 16:00, a cui tutta la cittadinanza è chiamata a partecipare in sostegno dei lavoratori del settore.
Grazie all’associazione Mi Riconosci e alle proclamazioni dei sindacati FP CGIL, Nidil CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI CT&S i lavoratori e le lavoratrici del settore potranno scioperare tutti insieme per la prima volta nella storia del paese: personale dei musei, biblioteche, archivi, teatri, ma anche lavoratori e lavoratrici autonome dell’editoria, spettacolo e della produzione artistica e culturale.
“La necessità di uno sciopero ampio e condiviso nasce dall’urgenza di riconoscere la trasversalità delle problematiche che affliggono tutto il settore dei beni culturali. Lo sciopero è infatti chiamato da una piattaforma condivisa di associazioni e collettivi uniti nel desiderio di un profondo cambiamento. Scioperiamo per condizioni lavorative dignitose per tutte e tutti, scioperiamo perché la logica del profitto non deve prevalere e la cultura non può essere trasformata in semplice merce di scambio” dichiara Marina Minniti, attivista di Mi Riconosci.
Da decenni si registra un peggioramento delle condizioni di lavoro nel comparto. Nel 2015, utilizzando come scusa una banale assemblea sindacale preavvisata, il governo arrivò per decreto a limitare ulteriormente il diritto di sciopero in un settore già impoverito e parcellizzato. Dopo 11 anni da quel colpo, i lavoratori del settore, tutti senza differenze, protestano insieme per chiedere alle istituzioni di smettere di parlare di bellezza, orgoglio, eccellenze culturali: non c’è eccellenza se i lavoratori faticano ad arrivare alla fine del mese o sono costretti a cambiare settore per sopravvivere.
“Anche Napoli non è esente dalle dinamiche del precariato” continua Minniti, “in molti musei della città si lavora a nero, le biblioteche sopravvivono grazie al lavoro volontario, i siti culturali sono gestiti in maniera poco trasparente, da persone estranee al settore, che sfruttano i lavoratori e le lavoratrici. Siamo qui anche per dare voce a tutti quei precari che se denunciassero queste condizioni rischierebbero il posto di lavoro”.