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Casoria, maggioranza ai ferri corti: il gruppo consiliare “A Testa Alta” chiede un rilancio amministrativo, il M5S resta ai margini

Casoria, maggioranza ai ferri corti: il gruppo consiliare “A Testa Alta” chiede un rilancio amministrativo, il M5S resta ai margini

A Casoria il clima politico all’interno della maggioranza che sostiene il sindaco Raffaele Bene si fa sempre più teso. Quella che doveva essere una fase di rilancio dell’azione amministrativa rischia di trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro tra le diverse anime della coalizione. Al centro della partita c’è il documento ufficiale, presentato nei giorni scorsi della lista A Testa Alta, il movimento politico riconducibile a Tommaso Casillo, che chiede apertamente una verifica politica e amministrativa, arrivando a mettere sul tavolo anche una revisione complessiva dell’attuale composizione della giunta.

Non si tratta soltanto di una richiesta di maggiore incisività nell’azione di governo. Il passaggio relativo alla possibile sostituzione di alcuni assessori rappresenta un messaggio politico preciso indirizzato al sindaco Raffaele Bene: la maggioranza vuole contare di più nelle scelte strategiche e non sembra più disposta ad accettare una gestione dell’esecutivo senza una discussione preventiva tra le forze che lo sostengono.

Il cosiddetto “giro di boa” così viene riportato nel documento diventa il pretesto per aprire una discussione che, in realtà, sembra andare ben oltre il semplice bilancio dell’attività amministrativa. I sette consiglieri che fanno riferimento all’area di “A Testa Alta” rappresentano un peso politico tutt’altro che marginale. Il documento sembra voler riaffermare il ruolo del gruppo negli equilibri della maggioranza, chiedendo un cambio di passo e soprattutto, una revisione degli assetti di governo.

La domanda, però, è inevitabile: siamo davanti a una reale esigenza di migliorare l’amministrazione cittadina oppure a una partita politica per ridisegnare i rapporti di forza all’interno della coalizione? Perché chiedere una verifica sull’operato degli assessori significa inevitabilmente mettere sotto osservazione anche le scelte del sindaco. E quando si arriva a parlare di sostituzioni, il confine tra rilancio amministrativo e ridefinizione del potere diventa decisamente sottile.

In questo scenario emerge anche la posizione del Movimento 5 Stelle, che sembra rischiare di rimanere schiacciato tra le manovre delle componenti più strutturate della maggioranza. Mentre il gruppo consiliare  “A Testa Alta” sembra voler dettare tempi e condizioni della verifica politica, il gruppo pentastellato prova a proporre idee nuove e soluzioni per una città che continua a fare i conti con criticità profonde.

Il rischio è che il confronto politico si concentri esclusivamente sulla distribuzione delle deleghe, sulla permanenza degli assessori e sugli equilibri interni, lasciando in secondo piano le proposte e i contenuti. Il M5S può accettare che le decisioni più importanti vengano sostanzialmente determinate da un gruppo consiliare di sette componenti? E soprattutto, quale spazio viene realmente riconosciuto a chi prova a portare nuove idee e a chiedere un cambio di metodo?

È una questione politica non secondaria, perché una maggioranza non può reggersi soltanto sulla forza numerica dei singoli gruppi. Ha bisogno di una visione condivisa e di un confronto che non si trasformi in una continua competizione per il controllo dell’esecutivo.

A complicare ulteriormente il quadro c’è anche la recente decisione del sindaco Raffaele Bene di sottrarre la delega alla Polizia Municipale all’assessore Antonio Ricciardi, affidandola a Roberta Giova. Una scelta che ha inevitabilmente prodotto conseguenze negli equilibri politici della maggioranza e malumori nel gruppo composto da Gianluca Cortese e Mauro Ferrara. La componente dei Verdi, invece, rappresentata da Marco Colurcio e Rino Fico, non avrebbe accolto favorevolmente il provvedimento e chiederebbe maggiori garanzie sul proprio ruolo e sul peso politico all’interno dell’amministrazione. La decisione di Bene apre quindi un interrogativo: si è trattato di una scelta esclusivamente amministrativa oppure di un intervento destinato a modificare gli equilibri tra le componenti della coalizione?

I Verdi vogliono evidentemente capire quale spazio venga loro riconosciuto e quali garanzie possano avere rispetto alle decisioni future. Un malessere che, se non affrontato, rischia di aggiungersi alle tensioni già emerse con A Testa Alta. Il vero protagonista di questa nuova fase è inevitabilmente Raffaele Bene. Accogliere integralmente le richieste di A Testa Alta potrebbe rafforzare il rapporto con il gruppo dei sette consiglieri, ma rischierebbe di alimentare il malcontento delle altre componenti. Al contrario, respingere la richiesta di revisione potrebbe aprire uno scontro proprio con una delle aree politicamente più consistenti della maggioranza.

Mentre la maggioranza discute di assessori, deleghe e rappresentanza politica, Casoria continua a vivere una fase estremamente difficile. Le criticità della città richiedono interventi concreti, programmazione e una presenza amministrativa capace di affrontare i problemi quotidiani dei cittadini. Il rilancio dell’azione amministrativa non può diventare uno slogan utile soltanto a giustificare un eventuale rimpasto. Se si decide di cambiare, bisogna spiegare cosa non ha funzionato, quali obiettivi non sono stati raggiunti e soprattutto quali risultati si intendono conseguire. Il gruppo “A Testa Alta” chiede una verifica e mette in discussione l’attuale assetto della giunta. Il M5S cerca di ritagliarsi uno spazio attraverso nuove proposte. I Verdi chiedono garanzie dopo la vicenda della delega alla Polizia Municipale. E il sindaco Bene è chiamato a ricomporre un quadro politico che appare sempre più frammentato. La vera partita, dunque, non è soltanto capire chi entrerà e chi uscirà dalla giunta. È capire chi governa davvero Casoria, con quale programma e con quale autorevolezza. Perché, se la maggioranza continuerà a consumare le proprie energie in una guerra interna per la gestione degli equilibri, il rischio è che a perdere ancora una volta siano proprio i cittadini.